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Contents : Simone Bordini Due storie allo specchio. Citt e cattedrale nei primi secoli del Medioevo Edito a stampa in Il governo del vescovo. Chiesa citt territorio nel Medioevo parmense a cura di R. Greci Parma 2005 pp. 29-45. Simone Bordini. Distribuito in formato digitale da Itinerari Medievali Nel corso dell'alto Medioevo periodo entro cui per convenzione storiografica si soliti racchiudere i secoli compresi tra il V e 1'XI la citt di Parma vive una storia strettamente intrecciata a quella della propria cattedrale. Con un certo grado di sicurezza si potrebbe anzi affermare che fino all'albeggiare delle istituzioni comunali le due vicende siano sintoniche e per lunghi tratti persino sovrapponibili. La maggiore istituzione ecclesiastica cittadina va ritenuta pertanto un angolo visuale quasi obbligato per chi intendesse studiare la societ vita parmense nel primo Medioevo. Questa specularit certo non inconsueta nelle citt altomevali trova peraltro un evidente contrappunto nel quadro nebuloso ma rischiarato da qualche potente lampo che hanno tracciato sia le fonti materiali sia le fonti scritte le quali per appunto dicono poco della fisionomia urbana di Parma cos come dicono poco della forma e dell'ubicazione della sua chiesa maggiore. Quanto poi a quest'ultima il confronto tra le differenti tipologie di fonti si rivela davvero problematico dal momento che non sempre le ipotesi elaborate in sede archeologica trovano conforto nelle testimonianze scritte in nostro possesso le quali sono rarefatte e in certi casi di equivoca interpretazione. In queste pagine ripercorreremo le vicissitudini topografiche della citt e della primitiva mater ecclesia secondo due distinti percorsi. In primo luogo si toccheranno le linee essenziali della storia cittadina colta soprattutto nei suoi risvolti urbanistici mentre in un secondo tempo passeremo lungo le vicende topografiche della cattedrale fino alla sua attuale collocazione. Per capire dove affondano le radici del vincolo che stringe Parma alla propria cattedrale opportuno prendere in considerazione il quadro storico che venne configurandosi tra tarda antichit e primo Medioevo. La genesi di questo legame va difatti rintracciata in un punto sfocato del trapasso dal regime imperiale romano ai regni latino-germanici. Occorre allora avviare fatalmente il discorso dalle migrazioni barbariche dal momento che fu proprio l'urto con le stirpi di origine germanica a configurarsi come esiziale scossa per l'impalcatura imperiale gi da tempo barcollante sotto gli effetti di pi cause di natura strutturale e congiunturale. Crisi finanziaria stasi tecnica collasso del sistema schiavistico conflittualit politica immissione di milizie germaniche nell'esercito epidemie pestilenziali e carestie misero a poco a poco in ginocchio l'Impero 1 romano d'Occidente. Tuttavia ci che pi doveva colpire i contemporanei era il fenomeno invasivo. La diffidenza nei confronti dello straniero del suo violento stile vita soprattutto si scontava nella vita di tutti i giorni dove era diffusa un'angosciosa sensazione di catastrofe imminente come confermano anche i lungimiranti timori espressi dagli scrittori del III secolo (ad esempio Ippolito e Commodiano) preoccupati per gli influssi di tante diversit etniche e culturali. Di l a poco in effetti le spinte sporadiche si tramutarono in violente incursioni e in rumorose sconfitte militari come quella di Adrianopoli (378) nel corso della quale i Visigoti riuscirono addirittura a uccidere episodio mai avvenuto in precedenza lo stesso imperatore Valente. Qualche decennio pi tardi fu il cuore stesso dell'Impero a essere trafitto in due diverse occasioni (saccheggi dei Visigoti e dei Vandali nel 410 e nel 455) con effetti sulla psicologia collettiva che possiamo facilmente immaginare. Con il crollo dell'Impero d'Occidente non poche furono le citt che entrarono in una lunga fase di depressione economica e demografica e che per conseguenza contrassero la propria superficie. Anche Parma non ebbe vita facile in questo tormentato periodo. Sappiamo che la citt aveva avuto esperienza di popolazioni barbariche gi nel corso del III secolo e in modo tutt'altro che tranquillo. Gli studiosi sono d'altra parte pressoch concordi nel datare il ripristino delle mura cittadine proprio a questi anni mura grazie alle quali la citt riusc a respingere l'attacco portato dagli Jutungi popolazione germanica alleata di Roma fino al 270. La citt tardoantica presentava la tipica forma urbis romana con il cardo massimo (via Cavour e via Farini) e il decumano massimo (via Emilia o Claudia e cio via Mazzini e parte di via Repubblica) che si incontravano ortogonalmente suddividendo la superficie urbana in isolati dalla forma regolare. Il centro era racchiuso entro un circuito murario quadrangolare il cui perimetro oggi in parte ricostruibile. Il tratto murario s
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