File Info : A proposito di Henry
Contents :
Slowfood 17 ok 15-03-2006 9:12 Pagina 206 slowine Cos bevevano MICHEL SMITH Q uanto sto per dire una grande banalit che i pi giovani tra di voi non saranno in grado di capire: era l'epoca beata di quando si ascoltava grazie a una radiolina a transistor nascosti sotto le lenzuola Ray Charles cantare I got a Woman. Come tutti gli adolescenti dell'inizio degli anni Sessanta si pensava pi alla musica e ai surprise party che all'alcol. E tuttavia l'alcol a volte ci veniva in aiuto. Sull'aria di 24 mila baci succedeva sia a me sia ai miei amici di abusare un po' troppo del whisky-orange per trovare il coraggio di invitare a ballare una ragazza pi "grande" di noi... e ci dava anche una mano anche nell'incassare i rifiuti! Ma che cosa non ho visto (e sentito) nella mia giovent sul vino e sull'alcol... Lasciamo andare l'ipocrisia dei primi ammonimenti dei nostri genitori sui supposti danni di quell'alcol che a loro stessi piaceva bere e farmi assaggiare. A questo proposito io non so se ci si possa ricordare dei rutti che si fanno da beb quando si succhia il biberon ma una cosa certa: mi ricorder per tutta la vita dei miei primi rutti dovuti all'alcol o piuttosto al frizzare dell'alcol. Ad esempio in occasione dei compleanni quello di mio padre di mia sorella o di mia madre. Il momento pi memorabile in materia di rito iniziatico fin dalla pi tenera et legato al diritto che mi era stato concesso di brindare in compagnia dei grandi. Molto pre- sto in famiglia ero diventato l'indispensabile cerimoniere prima di diventare lo stappatore ufficiale delle bottiglie di Champagne. Come per tutti i bambini (cos almeno ho potuto constatare in seguito con i miei...) a incoraggiarmi c'erano gli occhi gioiosi degli invitati l'effervescenza che traboccava dalla fl te il suono della spuma che si gonfia e del cristallo che tintinna col cristallo e a seguire il sospiro di soddisfazione di ciascun bevitore dopo avere deglutito il primo sorso. Un sospiro che per noi bambini si traduceva invariabilmente in un rutto roboante solenne birbante di buon grado sornione un rumore birichino venuto su dal pi profondo delle viscere e che faceva scoppiare a ridere tutti i presenti. Dopo questo rutto infine esistevo anch'io. Ero l'oggetto di tutti gli sguardi di tutte le attenzioni. Una cosa sicura: mia madre adorava lo Champagne e anche mia nonna d'altra parte. Ero alto come un soldo di cacio quando la vidi morire la mia cara nonna Ad le a 96 anni regalmente distesa nel suo letto dopo che ebbe chiesto in un soprassalto di lucidit : Datemi un bicchiere di Pommery! . Dopo di che vi stupite che il gusto delle bollicine sia rimasto impresso in me per tutta la mia vita al punto da scegliere solo la compagnia di donne amanti dello Champagne... Pi avanti aspettavo con impazienza l'occasione che ci avrebbe fatti tutti sobbalzare al rumore di un tappo espulso da una bottiglia di Cham- Una cosa sicura: mia madre adorava lo Champagne e anche mia nonna d'altra parte. Ero alto come un soldo di cacio quando la vidi morire la mia cara nonna Ad le a 96 anni regalmente distesa nel suo letto dopo che ebbe chiesto in un soprassalto di lucidit : Datemi un bicchiere di Pommery! A proposito di Henry A. Inden/zefa/Corbis Slowfood 17 ok 15-03-2006 9:13 Pagina 208 slowine pagne ros del quale mia madre era stata una delle prime fan molto prima che diventasse di moda come lo oggi. Anche se non bevo pi di questo "Champagne di vignaiolo" preferisco un Drappier o un Deutz! non ho mai dimenticato il suo nome: H. Geoffroy scritto a occupare l'intera larghezza dell'etichetta. pur vero che di Geoffroy ce n' una pletora nello Champagne... E poi mi piacerebbe ancora come un tempo Non detto. Mio padre lui era come tutti gli altri uomini: beveva quasi d'un fiato uno o due bicchieri (pi spesso due...) di un Bordeaux rosso o bianco "ordinario" acquistato da Nicolas. La domenica avevamo diritto a un vino pi civile assai popolare negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Aveva un nome uscito dritto dritto dal pi profondo della vecchia Francia che oggi spesso pu suonare ridicolo: si trattava di uno Ch teau Mille Secousses (mille scosse ndt) un C tes de Bourg (Bordeaux) il cui nome era di per s sufficiente ad ammantare di mistero quel vino per me allora appena adolescente. Appresi pi tardi che doveva quel suo nome al sentiero accidentato che accompagnava le dame del bel mondo a quel luogo di deboscia castello che per altro esiste ancora. La domenica nel periodo in cui noi vivevamo in pieno l'et iniziatica dell'adole- scenza mio fratello e io ci prestavamo senza farci troppo pregare al gioco della degustazione. Mio padre ne era cos contento... Maturit Il vino vero quello che bevo e del quale non mi vergogno di abusare di tanto in tanto l'ho conosciuto pi tardi quando navigavo tra Londra e Parigi e mi impratichivo nel mestiere di giornalista era il Beaujolais nouveau. Con un amico italiano Franco questo vino era diventato la nostra arma per entrare nei giri giusti della swinging London e tentare di accreditarci come latin lovers. I rutti che il Beaujolais provocava nella nostra cerchia non erano tutti molto "nobi- li"... curioso tuttavia che questo tipo di vino alla soglia dei miei sessant'anni e dopo avere assaggiato quelli che sono ritenuti i pi grandi vini del mondo (dove pi grandi sempre sinonimo di prezzi elevati... l'avete notato ) sia rimasto il pi fedele al mio palato. Ho capito che questo rosso leggero ghiotto goloso fruttato fresco birichino e gaio era uno dei pochi capaci di migliorare il mio umore. Un giorno ero a Parigi appena dopo la "rivoluzione" del '68 nei corridoi della rivista ParisMatch il solo ad accettare di incontrare un vignaiolo di campagna venuto timidamente dalle sue vigne sulle rive della Loira a bussare alle porte di una grande rivi- La domenica avevamo diritto a un vino pi civile. Aveva un nome uscito dritto dritto dal pi profondo della vecchia Francia che oggi spesso pu suonare ridicolo: si trattava di uno Ch teau Mille Secousses un C tes de Bourg il cui nome era di per s sufficiente ad ammantare di mistero quel vino per me allora appena adolescente A. Inden/zefa/Corbis Slowfood 17 ok 15-03-2006 9:13 Pagina 209 sta nella folle speranza di far conoscere il suo vino un Gamay (vinificato in bianco) di Touraine primeur. Tranne che per qualche piccola differenza era un Beaujolais nouveau: stesso vitigno stessa vinificazione stesso entusiasmo. Il suo autore l'ormai celebre Henry Marionnet mi fece pressappoco questo discorso: Il mio vino poco conosciuto e io trovo che questo sia ingiusto perch tutti mi dicono che buono. Mi aiuti! . Il mio sangue riboll e alla fine della giornata l'intera redazione mi aveva dato una mano a finire tutte le 12 bottiglie che il vigneron ci aveva lasciato! Visto un tale successo non ebbi alcuna difficolt a buttare gi una de- cina di righe su questo vino che mi spalancava le porte di un nuovo mondo. Raccontare il seguito sarebbe troppo lungo. sempre andata che invece di scegliere la politica o lo show business io abbia scelto il vino. Ma soprattutto sono rimasto fedele al vignaiolo che in seguito ha poi applicato il suo talento al Sauvignon allo Chenin al C t. Prima di scrivere queste righe ho stappato come faccio quasi tutti gli anni il suo Touraine Premi re Vendange 2004 un prodotto vinificato senza zolfo. La dotazione di sei bottiglie all'anno e ancora... nemmeno tutti gli anni visto che: Tu lo sai Michel un vino un po' da equilibrismo e non che riesca per forza tutti gli anni . Si dir che io cedo alla moda dei vini senza zolfo dei wine bar parigini. Pu darsi. Ma so anche di non avere mai assaggiato un vino di questo stile che metta altrettanta allegria. Henry lo dedica sul dorso della bottiglia ai primi vini realizzati in modo spontaneo dall'uomo . E aggiunge pi avanti che questo vino permette di scoprire l'espressione reale totalmente pura di un vino . S circa quarant'anni dopo il primo incontro con il vignaiolo divenuto amico che corrispose anche alla mia prima esperienza autentica di un vino bevuto senza che mi venisse mal di testa in fin dei conti rassicurante che il mio piacere sia sempre cos vergine. Amo i vini puri i vini autentici quelli che si bevono fino alla feccia. La prova Ho vuotato l'ultima bottiglia della mia dotazione proprio scrivendo queste righe! E avevo davvero l'impressione di bere la feccia del vino. cos in qualche modo che bevevo una volta negli anni Sessanta e sono felice di constatare che non sono cambiato. Sono felice di constatare anche che il vino non mai stato cos buono come oggi tanto che posso berlo fino all'ultima goccia pur mantenendo la mente limpida. Ma mi fermo qui perch si sa bene che: Sono quelli che ne parlano di pi che ne bevono di meno . Amo i vini puri i vini autentici quelli che si bevono fino alla feccia. La prova Ho vuotato l'ultima bottiglia della mia dotazione proprio scrivendo queste righe! E avevo davvero l'impressione di bere la feccia del vino A. Inden/zefa/Corbis
More Info :
Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood
- Rating :
- Search Skype/AIM!
- File Type : .pdf
- Length : 3 pages
- File Size: 128.3 kb
- Virus Tested : No
- Verified : 2013-03-22
- Source: editore.slowfood.it
INFO HASH : c3eff2eda322542769eb4bb826cfc4a82d36ecac
blog comments powered by Disqus

Download now